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Alemasone

Alternative a Google: i motori di ricerca da provare

Quali motori hanno un indice proprio e quali rivendono risultati altrui, cosa promettono davvero sulla privacy e perché conviene usarne più di uno.

8 min di lettura Aggiornato il
Barra di ricerca di un browser con il menu dei diversi motori di ricerca selezionabili
In questa pagina
Quando valuti un’alternativa a Google, la domanda da fare non è «rispetta la privacy?», perché tutti rispondono di sì. È da dove prende i risultati: pochissimi hanno un indice proprio, gli altri rivendono, con più o meno filtri, quelli di Google o di Microsoft. Per questo certe alternative somigliano tanto ai grandi, e per questo la novità più interessante degli ultimi tempi è un indice europeo costruito da zero.

Si cambia motore per due motivi diversi, da tenere separati: essere profilati di meno, oppure avere risultati diversi. Non sempre lo stesso strumento va bene per tutte e due le cose.

Chi ha un indice proprio #

Costruire un indice del web vuol dire visitare miliardi di pagine, conservarle e saperle ordinare. Costa moltissimo, ed è per questo che il mercato è in mano a pochi.

MotoreDa dove arrivano i risultati
GoogleIndice proprio
BingIndice proprio
Brave SearchIndice proprio, costruito negli ultimi anni
MojeekIndice proprio, indipendente e di dimensioni ridotte
KagiA pagamento, mescola un indice proprio con fonti esterne
Ecosia e QwantIndice europeo proprio, in progressiva estensione, integrato con fonti esterne
DuckDuckGoIn prevalenza Bing, più un proprio raccoglitore
StartpageGoogle, con l’identità dell’utente rimossa
YahooBing

La novità da segnare: Ecosia e Qwant hanno creato una società comune, European Search Perspective, per costruire un indice europeo. È partito nel 2025 dalla Francia e poi dalla Germania, e l’idea è estenderlo agli altri paesi e offrirlo anche ad altre aziende. È il primo tentativo credibile, da questa parte dell’Atlantico, di non dipendere dagli indici americani.

Cosa significa «rispetta la privacy» #

Un motore che non profila fa tre cose: non lega le ricerche a un’identità fissa, non costruisce un profilo pubblicitario e non passa ad altri l’indirizzo delle pagine che hai visitato prima. Miracoli però non ne fa: il tuo operatore vede lo stesso il traffico, i siti che apri ti vedono arrivare, e la pubblicità nella pagina dei risultati c’è anche lì, solo che è scelta in base a quello che hai scritto adesso e non a chi sei.

DuckDuckGo è la scelta più ovvia se vuoi smettere di essere profilato senza cambiare abitudini: risultati buoni per la maggior parte delle ricerche, nessuna registrazione, nessuna cronologia salvata e la possibilità di mandare una singola ricerca su un altro motore con una scorciatoia. Ha anche un suo browser per telefono e computer, e le risposte generate (Search Assist) si possono spegnere.

Pagina iniziale di DuckDuckGo con la sola barra di ricerca e nessun modulo di profilazione
DuckDuckGo: nessuna registrazione e nessun profilo pubblicitario

Startpage serve a un caso diverso: vuoi proprio i risultati di Google, senza che Google sappia che sei tu. Dal 2019 fa parte di un gruppo pubblicitario (System1), cosa che ha fatto discutere, anche se dichiara di non conservare dati personali.

Brave Search è per chi vuole risultati che non passano dai due grandi, accettando che sulle ricerche molto specifiche l’indice sia meno profondo. Funziona in qualsiasi browser, non solo in Brave.

Mojeek è il caso estremo: indice piccolo, risultati a volte spiazzanti, ma del tutto indipendente, con sede nel Regno Unito. È utile proprio quando cerchi qualcosa che gli altri motori seppelliscono sotto una valanga di pagine commerciali.

Kagi è a pagamento, e proprio per questo non ha pubblicità: ti fa bloccare o promuovere i siti che vuoi nei risultati. Ha un piano di prova con un numero limitato di ricerche, poi si paga un abbonamento mensile. Ha senso se cerchi tanto per lavoro e sei stufo di pagine piene di annunci.

Le promesse vanno controllate. Anche i motori più attenti hanno avuto momenti in cui la realtà era più sfumata dello slogan: accordi con i fornitori dei risultati (nel 2022 DuckDuckGo lasciava passare alcuni tracciatori di Microsoft nel suo browser), proprietà passate a gruppi che vivono di pubblicità, eccezioni nascoste nelle condizioni d’uso. Non è un motivo per non usarli, perché restano molto meglio dell’alternativa, ma leggi l’informativa e non fermarti alla pagina iniziale.

Ecosia, e il motore che pianta alberi #

Il modello di Ecosia è pubblico: i ricavi della pubblicità finanziano progetti di riforestazione, e i bilanci mensili sono online. È la proposta più facile da capire per chi non si interessa di tecnologia ma vuole che i suoi clic servano a qualcosa.

Da quando fa parte del progetto di indice europeo ha anche un motivo tecnico per essere scelto: una parte crescente dei risultati non arriva più dagli indici americani.

Presearch e i motori che pagano #

Presearch propone un modello diverso: ricerche distribuite su nodi gestiti da volontari e un compenso in gettoni per chi cerca. L’idea è curiosa, ma guardala a mente fredda prima di farne il tuo motore di tutti i giorni.

Tre osservazioni:

  • La qualità dei risultati non dipende da un indice proprio paragonabile ai grandi, quindi su ricerche difficili si sente la differenza.
  • Il compenso è simbolico e variabile, perché è legato al valore di un gettone che oscilla e a tetti giornalieri: non è una fonte di reddito e non va trattata come tale.
  • L’incentivo distorce l’uso: un sistema che paga per cercare attira anche chi cerca per essere pagato, e questo è un problema strutturale per la qualità del servizio.

Resta un esperimento legittimo sulla decentralizzazione. Per trovare le cose, DuckDuckGo o Brave fanno meglio.

Bing e i motori dei grandi mercati #

Bing è il secondo motore al mondo e, con il suo indice, alimenta anche DuckDuckGo, Yahoo e molti altri. Ha integrato presto l’intelligenza artificiale di OpenAI, e oggi Copilot è parte della ricerca. Rispetto a Google cambia poco sulla privacy: anche Microsoft vive di pubblicità profilata.

Pagina iniziale di Bing con la barra di ricerca e l’immagine del giorno
Bing: il secondo indice del web, usato anche da molti altri motori

Yahoo Search esiste ancora e mostra risultati di Bing con l’interfaccia di Yahoo. Ask.com, l’ex Ask Jeeves delle domande in linguaggio naturale, è ormai marginale.

Poi ci sono i motori che dominano paesi dove Google è debole: Baidu in Cina, Yandex in Russia e Naver in Corea del Sud. Servono se lavori con quei mercati o cerchi contenuti in quelle lingue. Per l’uso dall’Italia, Yandex in particolare solleva dubbi seri su privacy e rapporti con il governo russo.

Pagina iniziale di Naver, il portale di ricerca più usato in Corea del Sud
Naver: in Corea del Sud è più usato di Google

Le risposte automatiche cambiano le carte #

Il cambiamento più grosso degli ultimi due anni non è un motore nuovo, ma il fatto che tutti mostrano una risposta generata in cima alla pagina: le AI Overviews di Google, arrivate in Italia nel 2025, e poi la Modalità IA, Copilot su Bing, Search Assist su DuckDuckGo. Per chi cerca cambiano due cose:

  • Si clicca meno. La risposta sintetica basta, o sembra bastare.
  • Le fonti si controllano meno. Il riassunto è comodo, ma controllare resta necessario: sui dati che cambiano (prezzi, versioni, norme, orari) apri sempre la fonte originale.

Gli assistenti come ChatGPT o Perplexity non hanno sostituito i motori: sono utili per capire un argomento e pessimi per trovare il sito di un ufficio o un numero di telefono. Usali per quello che fanno bene, invece di chiederti quale dei due vincerà. Se la risposta generata ti dà fastidio, su Google usa la scheda Web (a volte sotto Altro), che mostra solo i link.

Illustrazione della pagina dei risultati di Google con il riquadro AI Overview in cima
La risposta in cima sposta i risultati veri sotto la prima schermata

Come si cambia motore predefinito #

Ci vuole meno di un minuto e lo trovi sempre nelle impostazioni del browser, alla voce Motore di ricerca. In qualsiasi browser puoi anche aggiungere un motore che non è nell’elenco. Nell’Unione europea, per effetto del Digital Markets Act, dal 2024 Android e Chrome ti propongono una schermata di scelta del motore di ricerca, e l’iPhone una per il browser.

Impostazioni di un browser aperte sulla voce Motore di ricerca con l’elenco delle alternative disponibili
Il motore predefinito si cambia in meno di un minuto

Usa le scorciatoie invece di scegliere una volta per tutte. Imposta come predefinito il motore che ti convince di più e impara a mandare altrove la singola ricerca. Su DuckDuckGo basta aggiungere un «bang», una parola preceduta dal punto esclamativo: !g manda la ricerca su Google, !w su Wikipedia, !a su Amazon. Così non rinunci a niente quando l’alternativa non trova quello che cerchi.

Domande frequenti #

I risultati sono peggiori di quelli di Google? #

Per la maggior parte delle ricerche di tutti i giorni la differenza non la noti. Si sente sulle ricerche locali molto precise (negozi, orari, mappe), sui nomi di persona e sugli argomenti di nicchia, dove conta quanto è profondo l’indice. Per questo tieni a portata di mano il modo rapido di ripetere la ricerca altrove.

Cambiare motore basta per non essere tracciati? #

No: è un pezzo, non la soluzione. Restano i cookie dei siti che visiti, gli script di misurazione delle pagine, l’account con cui sei collegato e il traffico che vede il tuo operatore. Un motore che non profila, un browser che blocca i tracciatori e un po’ di attenzione agli account sono tre cose diverse che si sommano.

Qual è il motore più privato in assoluto? #

I più solidi sono quelli con un indice proprio e senza pubblicità basata sul profilo, perché non hanno bisogno dei tuoi dati per stare in piedi, come Mojeek o Kagi, che si paga. Il compromesso è un indice più piccolo: scegli in base a quanto spesso cerchi cose difficili da trovare.

Perché Google resta così dominante? #

Per l’indice, costruito in venticinque anni, e per il posto di motore predefinito nei browser e nei telefoni, che vale moltissimo: quasi nessuno cambia l’impostazione iniziale. Google paga Apple miliardi ogni anno proprio per questo. Per lo stesso motivo nel 2024 un tribunale americano ha stabilito che Google ha un monopolio illegale nella ricerca, e l’Unione europea ha imposto le schermate di scelta.

Ha senso usarne più di uno? #

Sì, ed è l’abitudine più utile di tutte: uno come predefinito e gli altri per le ricerche in cui il primo non basta. Confrontare i primi dieci risultati di due motori sullo stesso argomento è anche il modo più veloce per capire quanto siano selezionati.

Quale motore usa l’intelligenza artificiale? #

Ormai tutti: Google con Gemini (AI Overviews e Modalità IA), Bing con Copilot, DuckDuckGo con Search Assist, Brave con le sue risposte riassunte. Perplexity è costruito proprio intorno alle risposte generate con le fonti. Quasi tutti permettono di ridurre o spegnere queste risposte, se preferisci solo i link.

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